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  LE FOTO DELLA MOSTRA DI GIORGIONE

Mostra Giorgione 1510-2010
Castelfranco, 15 dicembre 2009. Un servizio giornalistico è completo se ha come corollario delle immagini che storicizzano l'evento. Essendo una mostra di quadri ed altri oggetti di valore il fotografo Alcide Boaretto (Fotocronaca Padova) cerca di coglierne l'essenzialità, senza tanti fronzoli. E' la redazione poi che gli chiede, fra centinaia di scatti eseguiti nel tempo datogli a disposizione dagli organizzatori (*), di selezionare quelli più inerenti all'oggetto della mostra.


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VIOLA RELATIVO. Andare piano con i colori.

Alghero 10 dicembre 2009 (di Manlio Brusatin). Tantissime sciocchezze ascoltate in questi giorni sul significato del colore VIOLA mi portano a dire qualcosa di semplice sul colore di questo colore mai stato così alla moda, anche sulla lingua.
Ai tempi di Leonardo il viola è il morello, che sta tra il pagonazzo (verso il blu) o biffa (verso il porpora) ed e appunto il colore delle violette, considerato un color sì timido ma resistente a ogni avversità, perché che la violetta resiste al ghiaccio e non si arrende di spuntare nemmeno in mezzo alla neve.
Il Viola è il colore di Mercurio (Ermete), quindi il colore del Mercoledì, come il verde sta a Venere (Venerdì) e il rosso a Marte (Martedì).
Mercurio è stato, prima di altri, protettore degli alchimisti, tra i cui gli apprendisti che riuscivano a distillare nel loro alambicco il mercurio metallico dal rosso cinabro, ed erano alla fine dell’impresa coronati con una corona di viole che li confermava nell’ arte della trasformazione e della metamorfosi, sia al maschile che al femminile. Ragione poi che mette il piede alato di Mercurio il caduceo e il suo cappellino a catino a protezione degli speziali, dei mercanti e anche dei ladri.

Il Morello o Violato diventa per i codici dei Galatei del colore nel Cinquecento italiano (Alciati, Morato, Dolce…) “amore struggente per la cosa amata” e ciò che si intende specialmente per la patria dalla quale si vive lontano per disgrazia o avventura. E’ perciò un colore malinconico del carattere malinconico, degli spiriti creativi che non sono mai contenti di quello che fanno e desiderano una perfezione e un riconoscimento che non arriveranno mai. Il malinconico si confronta con i caratteri opposti dei sanguigni che hanno bisogno di saltare sulle cose di ariosa boria. Il temperamento malinconico è legato al “mustulento” autunno, alla madre terra e ai colori d’ombra.
Nel mondo cattolico l’ Iride Sacra (1682) del padre gesuita Bartolomeo Piazza, il viola più puro, presso la corte ispanica era il colore del lutto ma come tale, colore di chi non si perde d’animo. Viola per il rito romano e Morello per il rito ambrosiano sono i colori dell’attesa (avvento) ma il viola ecclesiastico, della stola del confessore non è il viola chiaro della pervinca e della mammola congiunte al giacinto.

Domanda forse ingenua: perché il viola porta sfortuna? - alle persone dello spettacolo in particolare e probabilmente anche alla politica-spettacolo.
Risposta: Perché gli spettacoli scenici prima che si costruissero veri spazi teatrali (ma anche in questi) erano obbligatoriamente sospesi nel periodo della quaresima e quindi erano giorni magri per i teatranti.
Questo è ormai noto ma me lo confermò mia prozia Vittorina Brusatin che recitò Amleto al Teatro Colón di Buenos Aires. Mi raccontò che il viola diventò un colore funebre soprattutto per le donne di teatro. Perché Eleonora Duse, quando morì in scena nell’ultima recita il 21 aprile 1924 a Pittsburgh, indossò per scelta e non per caso, un abito viola che era  il presagio di sublime tristezza ma soprattutto la volontà di un’ eternazione. Considerando l’arte scenica assolutamente effimera ma lo spirito del teatro (umanamente) eterno. Ogni attrice che negli anni migliori ha conquistato a fatica il palcoscenico e il successo, vede come la peste il colore viola dell’uscita definitiva di scena.
L’orizzonte del viola sta comunque in mezzo a due colori: il primo è l’azzurro oltremare che viene “di là dal mare”, dal blu del lapislazzuli (pietra originaria dall’Afghanistan e preziosa come l’oro, vedi lo sfondo azzurro di Giotto e Michelangelo); il secondo è l’ indaco o turchino che è il rimasto il colore infine dei blue-jeans in tempo colorati con il guado o pastello (denim). E’ certo un settimo colore che viene a fondersi con il Violaceus o Violet, come li chiama in latino-inglese Newton che aveva pensato a sette colori perché sette erano i pianeti, come i giorni della settimana e sette le note musicali che gli hanno permesso di fare delle leggi della luce solare una leggenda gradevole quanto convincente.
Ora Viola tradotto in Purple, ripropone il rosso porpora, ormai completamente scomparso, il puniceus color che proveniva da murici macinati (garusoli), un colore viola-giacinto bellissimo prodotto da un odore fetente. In realtà sostituito nell’era industriale da un colore moderno il mauve, scoperto per caso dal giovanissimo chimico William Perkin (1856), diventato via via il colore viola-chiaro attuale fino al Viola Carlà.
Sappiamo da non molto che i colori non sono una semplice lunghezza d’onda ma sono soltanto e non soltanto una percezione del nostro occhio e una sensazione del nostro cervello.
Cioè un prezioso nulla – si direbbe. Ma se per caso, con un piccolo colpo alla nuca, perdete improvvisamente la percezione dei colori (acromatopsia), siete come il Signor I. di Oliver Sacks, canditati al suicidio, se non sarete in grado di ri-produrli con il ricordo.
L’homo sapiens usava barrette colorate 77 mila anni fa (Blombos, Sud Africa) per dipingersi il corpo e 30 mila anni fa tesseva scrupolosamente negli stessi abiti (Dzudzuana, Georgia) fili di diversi colori. La funzione estetica comincia con il colore ed è vitale che il colore viola sia in quanto  coda di pavone (pavonazzo) l’origine alchemica di tutti i colori che sta necessariamente accanto al verde di Venere.
Per il resto il colore è talmente poco importante che è l’ultimo che si dà ma il primo che si vede.


 
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  PUBBLICAZIONI

B+M Edizioni-AIDA
I Quaderni del Museo Giorgione, (Vol. I - II già usciti, formato cm.28x2, ill. e bross.); 6^ ristampa
Angelo Miatello, Giorgione. Sulle famiglie Costanzo de Verni, committenti di Giorgione, ISBN 88-88356-02-9, 2004, p. 65;
A. Miatello, Scritti vari attorno alla Pala (Vol. II)
I Quadernetti del Museo Giorgione (Vol. I-VI già usciti, formato cm.14x21, ill. e bross.) una copia €4,00
Jaynie Anderson, On the importance of Giorgione's Castelfranco Altarpiece (2^ edizione);
J. Anderson, De l'importance du retable de Giorgione à Castelfranco (2^ edizione);
J. Anderson, Dell'importanza della Pala di Giorgione a Castelfranco (2^ edizione);
Giovannina Majer, Tre bandiere veneziane (1512);
A. Miatello, Gaston de Foix e Giorgione;
Alvise Zorzi, Il tempo di Giorgione a Venezia e in Europa;
I Quadernetti di Aidanews (Vol. I-V già usciti, formato cm.14x21, ill. e bross.) una copia €4,00
A. Miatello, I furti d'arte (2008)
A. Miatello, I furti d'arte (2008)
A. Miatello, Beni cultutali e guerra (2009)
A. Miatello, Beni culturali e guerra (2009)
Lidia Panzeri, Interviste a Maria Lai, Angela Vettese, Paolo Baratta, Aaron Betsky, Robert Storr, Michelanfgelo Pistoletto, Richard Serra, Daniele Hirst, Alfredo Bianchini, Luca Massimo Barbero, Philippe Rylands (2009)

La tiratura di questi quadernetti è limitata e le richieste vanno fatte a:
museogiorgione@info.it


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