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  LE FOTO DELLA MOSTRA DI GIORGIONE

Mostra Giorgione 1510-2010
Castelfranco, 15 dicembre 2009. Un servizio giornalistico è completo se ha come corollario delle immagini che storicizzano l'evento. Essendo una mostra di quadri ed altri oggetti di valore il fotografo Alcide Boaretto (Fotocronaca Padova) cerca di coglierne l'essenzialità, senza tanti fronzoli. E' la redazione poi che gli chiede, fra centinaia di scatti eseguiti nel tempo datogli a disposizione dagli organizzatori (*), di selezionare quelli più inerenti all'oggetto della mostra.


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  In Copertina
LE NOZZE DI CANA RITORNANO ALL'ISOLA DI SAN GIORGIO...CLONATE

Venezia, 22 gennaio 2010. Dopo il recente appello del venetista Ettore Beggiato che ha chiesto pubblicamente, a mezzo stampa, l'intermediazione di Madame Carlà Bruni Sarkozy per far ritornare le Nozze di Cana, opera di Veronese, trafugata da Napoleone nel 1797, come migliaia di altre in Europa e altrove, la rilettura dell'articolo di Sergio Frigo di due anni fa merita perlomeno un dibattito culturale e politico. Chiudere con le solite battute di spirito: "ormai il fatto appartiene alla storia", oppure "almeno al Louvre è molto più valorizzato, essendo il più grande dipinto rinascimentale che i francesi posseggano, invece voi a Venezia siete stracolmi", non portano da nessuna parte. La ferita è rimasta aperta e la lesione non è mai stata sanata. Su questo punto più diplomatico che economico merita tutta l'attenzione dei nostri governanti, siano essi prodiani o berlusconiani, leghisti o lighisti. Non c'è prescrizione in diritto internazionale per un reato del genere: furti d'arte dovuti a bottini di guerra! I Trattati di pace non hanno esentato questo tipo di violenze.
Poi se le classi al potere preferiscono metterci sopra una pietra e tapparci la bocca perchè sono esse stesse frutto di compromessi e piene di "cose oscure, intrallazzi, compromessi e ignoranze", allora vuol dire che qualcuno continuerà fin che può ad esigere giustizia.
Il Congresso di Vienna (1815) aveva prescritto la restituzione delle Nozze di Cana alla Serenissima, che era purtroppo "mainmise autrichienne" (sottomessa all'Austria). Il direttore del Museo Royal di Parigi obiettò che il trasporto di una tela così colossale (76 mq del 1526) era "sinon irréalisable, du moins très difficile" e propose alla delegazione italiana, capitaniata da Canova (lo scultore di Papa Pio VII) uno scambio con un quadro del pittore francese Le Brun, Maddalena dei Farisei, che fu valutata all'epoca non di grande valore. L'offerta fu rifiutata così la tela del Veronese rimase esposta al Museo del Louvre. Durante la Seconda Guerra mondiale l'opera fu, nell'agosto 1940, portata a Chambord, poi nell'Abbazia di Loc-Dieu nell'Aveyron, infine al Museo Ingres di Montauban. L'operazione di trasloco si effettuò in gran segreto per non suscitare le "voglie" dei tedeschi, "grand chasseurs" d'oggetti d'arte. E' una mezza fortuna. 
Diciamo che anche Canova non seppe far valere aspetti più diplomatico-giuridici ma, come succede spesso a grandi artisti, si contrappose con forza sentimentale, alla veneta. E la storia ci dà ragione per quello che ha voluto fare per Possagno.
La non restituzione dell'opera veronesiana a Venezia è contraria al diritto internazionale?
La pratica riconosce il diritto di un paese di recuperare il suo patrimonio artistico, oggetto di bottino di guerra, insistendo sul carattere  eccezionale delle opere artistiche, del loro legame con la comunità e sulla imprescrittibilità dell'infrazione (cf. NAHLIK, S.E.,"La protection internationale des biens culturels en cas de conflit armé", Recueil del Cour de l'Académie, 1967, pp. 62-163, in Miatello-Belhumeur, Beni culturali e guerra, Aidanews, 4-1, 2009, testo in parte presentato al convegno del Commercio internazionale dell'arte, CCI-Paris, 1994).
L'opera in questione fu studiata esclusivamente per il suo luogo d'origine (Refettorio della Basilica san Giorgio Maggiore, di Andrea Palladio) e su questo tasto nessun giurista potrà dar ragione ai francesi. Così è se vi pare.

Articolo di Sergio Frigo (Gazzettino, 13/IV/2007).  
Erano 235 anni che "Le Nozze di Cana" di Paolo Veronese dialogavano intimamente con le architetture palladiane del Cenacolo dell'Isola di San Giorgio, quell'11 settembre del 1797, quando i commissari di Napoleone lo prelevarono dalla parete, lo tagliarono sommariamente e se lo portarono a Parigi come preda di guerra. E nonostante gli accordi del congresso di Vienna, una vibrante campagna del Canova, un'iniziativa diplomatica tentata qualche anno fa da Vittore Branca, a Parigi il quadro è rimasto. Ora, 210 anni dopo, esattamente l'11 settembre, "Le Nozze" tornano in qualche modo a Venezia: sarà "solo" una copia, anche se quel solo suona parecchio riduttivo. A tornare sarà infatti un "secondo originale", capace di competere con l'opera conservata al Louvre per conformità al lavoro del Veronese, inserimento nel contesto originale, persino aderenza ai materiali e ai segni del tempo.

Quella avviata dalla Fondazione, dunque, sarà un'operazione simbolica più che la semplice collocazione nel luogo originale di un "clone" di uno dei quadri più copiati al mondo (tanto da costringere i frati di San Giorgio, nel 1705, a vietarne la riproduzione): il ritorno avverrà infatti in concomitanza con l'apertura dei Dialoghi di San Giorgio dedicati al tema "Ereditare il passato. Tradizioni, traslazioni, tradimenti, innovazioni", con la partecipazione (tra l'11 e il 14 settembre) di alcuni fra i maggiori studiosi mondiali per discutere su un tema particolarmente sentito in laguna: «Come convivere con i preziosi ma ingombranti retaggi del passato? - come si interroga il segretario della Fondazione Pasquale Gagliardi - E ci sono strade diverse tra l'"imbalsamazione" che vuole conservare tutto "com'era e dov'era", come avviene a Venezià, e l'"iconoclastia" che si sbarazzerebbe volentieri di tutto il passato per lasciare spazio al nuovo?» E ancora: cos'è davvero l'originale e quale "aura" di unicità mantiene, per citare Walter Benjamin, in un'epoca in cui anche l'opera d'arte è tecnicamente riproducibile?

Vediamo allora perchè questo fac simile de "Le Nozze" si qualifica come un "secondo originale", capace di rilanciare domande intriganti sulla stessa autenticità dell'opera. Prima di tutto c'è il minuzioso lavoro di ricognizione, realizzato dal laboratorio Factum Arte di Madrid, fondato dall'artista britannico Adam Lowe, considerato uno dei maggiori innovatori nel campo della mediazione digitale: cinque tecnici dell'azienda hanno trascorso quasi 30 notti all'interno del Louvre, per una ricognizione virtuale sull'opera, con macchine fotografiche avanzatissime e uno scanner realizzato ad hoc, capace di rilevare le stratificazioni della tela: perchè quello che è emerso anche in questo caso, come ben sanno gli addetti ai lavori, è che l'opera d'arte come la vediamo è quasi sempre il frutto di numerosi e rifacimenti, in qualche caso voluti direttamente dall'autore, più spesso successivi alla sua morte. «Una speciale stampante - ha raccontato ieri Adam Lowe - ha permesso poi di mettere insieme i dati relativi ai colori e alle linee e quelli relativi ai rilievi della tela, operazione preliminare all'assemblaggio e alla ricopiatura vera e propria, a partire dalla messa a punto di un atlante dei colori che utilizzano i pigmenti originali del Veronese, stesi su un tessuto e uno strato di gesso come avveniva nel Cinquecento. In queste operazioni sono coinvolti una ventina di tecnici di elevatissima specializzazione».

Ma fin qui siamo ancora nell'ambito della riproduzione, sia pure di altissimo livello. A fare la differenza, e a insidiare la stessa autenticità dell'opera del Louvre, ci sono altri elementi: primo, si è scoperto che in uno dei restauri del passato il quadro è stato "tirato", per cui risulta più basso e più lungo di come l'aveva concepito Veronese; una distorsione che Factum Arte intende correggere. Secondo: nell'opera del Louvre si vede un cerimoniere col vestito verde, apparso dopo un restauro del 1993; ora si è appurato che effettivamente il pittore aveva dapprima colorato di verde le vesti dell'uomo, ma poi le aveva coperte di rosso, anche per correggere un errore (l'uomo ha due piedi sinistri): Lowe ripristinerà il rosso; terzo: nei ritocchi ottocenteschi la faccia del Cristo aveva subito un'addolcimento tipico del gusto dell'epoca: ma il Cristo del Veronese aveva tratti ed espressioni ben più decisi, che torneremo a vedere a Venezia. Abbastanza, insomma, per rimettere in discussione la classica distinzione fra originale e copia, ma anche per aprire un ampio dibattito sul tema, come previsto a margine della ricollocazione del quadro a San Giorgio. E tutta l'operazione sarà oggetto di una mostra, sempre alla Cini, parte di una grande esposizione che Factum Arte ha dedicato a questo e altri interventi di "alta chirurgia" artistica.

Foto: Huma3 << www.huma3.com/repository/reviews/Rendering.jpg >>


 
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  PUBBLICAZIONI

B+M Edizioni-AIDA
I Quaderni del Museo Giorgione, (Vol. I - II già usciti, formato cm.28x2, ill. e bross.); 6^ ristampa
Angelo Miatello, Giorgione. Sulle famiglie Costanzo de Verni, committenti di Giorgione, ISBN 88-88356-02-9, 2004, p. 65;
A. Miatello, Scritti vari attorno alla Pala (Vol. II)
I Quadernetti del Museo Giorgione (Vol. I-VI già usciti, formato cm.14x21, ill. e bross.) una copia €4,00
Jaynie Anderson, On the importance of Giorgione's Castelfranco Altarpiece (2^ edizione);
J. Anderson, De l'importance du retable de Giorgione à Castelfranco (2^ edizione);
J. Anderson, Dell'importanza della Pala di Giorgione a Castelfranco (2^ edizione);
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A. Miatello, Gaston de Foix e Giorgione;
Alvise Zorzi, Il tempo di Giorgione a Venezia e in Europa;
I Quadernetti di Aidanews (Vol. I-V già usciti, formato cm.14x21, ill. e bross.) una copia €4,00
A. Miatello, I furti d'arte (2008)
A. Miatello, I furti d'arte (2008)
A. Miatello, Beni cultutali e guerra (2009)
A. Miatello, Beni culturali e guerra (2009)
Lidia Panzeri, Interviste a Maria Lai, Angela Vettese, Paolo Baratta, Aaron Betsky, Robert Storr, Michelanfgelo Pistoletto, Richard Serra, Daniele Hirst, Alfredo Bianchini, Luca Massimo Barbero, Philippe Rylands (2009)

La tiratura di questi quadernetti è limitata e le richieste vanno fatte a:
museogiorgione@info.it


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