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  LE OPERE DELLA MOSTRA GIORGIONE

Mostra Giorgione 1510-2010

Carrellata di immagini sulla mostra inaugurata il 12 dicembre 2009. Le più gettonate sono: Tempesta, il tramonto, le tre Età, Venere, il Cristo portacroce. Rimangono di molto distanziate le opere che riproducono ritratti "tristi e complicati" e banali paesaggi. Le opere considerate della cerchia di Giorgione sono viste con molta fretta dai visitatori, sbalorditi piuttosto dal contrasto tra azzurro dei pannelli e le grosse cornici d'oro (non originali).
Il bookshop è misero. Peccato che i responsabili dell'assesorato alla cultura non abbiano esposto veramente tutte le pubblicazioni su Giorgione che sono depositate in biblioteca. Strano che il dr. Cecchetto non si sia accorto dei Quadernetti del Museo Giorgione. Molto strano.  


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  Giorgione 1510-2010
Una nuova monografia sulla Pala di Giorgione curata da Delfini ed edita da Bozzetto

Castelfranco, 25 gennaio 2010 (servizio di A. Miatello). Alla presenza di un vasto pubblico invitato dalla Banca Popolare di Vicenza si è tenuta oggi pomeriggio la presentazione del volume d'arte Giorgione, La Madonna in trono con il Bambino tra i Santi. Sono intervenuti Gianni Zonin, presidente della banca vicentina, il sindaco Maria Gomierato e Antonio Paolucci, presidente del Comitato Nazionale per le Celebrazioni giorgionesche (V Centenario della morte 1510-2010). Soddisfatti i presenti per la bellissima prolusione di Paolucci che si è convertito al giorgionesimo e sembra ormai convinto che la Pala di Castelfranco sia veramente la prima opera del Rinascimento italiano, per la sua straordinaria composizione e per il modo in cui un artista ha saputo trattare dei temi, a volte anche uno opposto all'altro. Paolucci ha una verve innata e sa rendere facile un linguaggio che rimane a volte non tanto ermetico ma convulso. E' soddisfatto del "libro d'arte a forma di atlante" dove qualsiasi persona può scorrere le immagini del dipinto di Giorgione e scorgere i particolari, le screpolature, i toni del colore, le espressioni dei volti. Ripercorre in pratica quasi tutta la stesura del testo per sommi capi, omettendo qualche volta anche le riflessioni più genuine della dott.ssa Gabriella Delfini che ha preferito rimanere in disparte. E' una signora formidabile che per missione ha scelto la salvaguardia del patrimonio storico-artistico. Lo scrivente non avrebbe fatto così, avrebbe messo accanto al banchiere e al politico anche la scrittrice e l'editore, le regole sono uguali per tutti. Non vorremmo che si pensasse che da domani in poi avremo solo libri di foto giganti e quattro-cinque colonne generiche sul quadro...perchè siamo stanchi di leggere.
La Pala di Costanzo, che per Paolucci rappresenta "Sacre conversazioni nella campagna veneta" ed "è un'opera d'arte con un sistema di relazioni diverse", può comunque ora essere meglio studiata anche standosene a letto. Ci sono due o tre monografie su quest'opera del 1499, ma questa è e rimarrà senz'altro "une pierre milière", come direbbero i francesi. Bozzetto è un fotografo editore che dimostra di possedere quel Dna dell'artista imprenditore che ormai nel bassanese e nel Veneto più vasto è una figura ben radicata. Qualità di pochi che amano il loro mestiere, a volte anche di più della moglie (si fa per dire), che ci mettono una tale passione che si vedono poi i risultati. Il libro contiene 22 immagini, alcune delle quali di formato 80x60, 40x30, 30x15 con un testo a tergo della Delfini che ripercorre con molta fluidità la storia e i significati della Pala.

Si sente che l'autrice è un "super tecnico", quando cita i nomi e descrive molto bene le varie fasi che l'opera ha subito nei restauri. Peccato che nel "libro atlante" non ci sia nessuna immagine che riporti il lavoro minuzioso della nuova e geniale parchettatura a molle così l'uomo della strada si sarebbe reso conto quanta precisione e sofisticatezza sono state impiegate dalla Soprintendenza veneziana. E' la seconda volta dopo dieci anni che ci vediamo citati in un libro che tratti Giorgione, la prima è stata nell'occasione del catalogo della mostra veneziana del 2003, diretta da Giovanna Nepi Sciré. Non sappiamo perchè in altre occasioni editoriali anche recentissime siamo stati "dimenticati", sebbene più di una vota "piratés" (piratati) per le nostre singolari deduzioni che nel gergo scientifico si chiamano "esegesi". E così è stato per la datazione della Pala (per noi prima del 1500), per un'altra identità del santo guerriero (san Floriano o san Giovanni), per le origini di Giorgione (forti dubbi che sia di Casacorba-Vedelago), per l'armatura del santo (di fattura teutonica con la "Stella di Betlemme"), per lo scudo araldico "brisé" (comunione di beni Costanzo-de Verni), per il leone imperiale e quello marciano ed il sarcofago di granito (bizantiniano), e per i confronti tra Matteo e Gaston de Foix (che nessuno a Castelfranco sa chi sia stato). La logica di Bozzetto è molto semplice: un passo alla volta ma sempre buttandosi a capofitto sullo studio grafico-editoriale di un'opera d'arte. Fa tutto lui, trova il capolavoro, instaura un rapporto fiduciario con il soprintendente o il "custode" del quadro, sceglie i fotogrammi, li elabora e li discute con i suoi affezionatissimi collaboratori, poi parte in cerca di un tipografo, scegliendo il migliore e non facendosi ingannare dalle apparenze. Indi con la WW metallizzata piena di libri imballati in cartoni parte in quarta per portarli nelle librerie o affidarli a distributori professionisti. E' cordiale, ha sempre il sorriso e sembra non sia mai arrabbiato. Ha un ottimo carattere per relazionarsi con la gente. E forse le sue affermazioni che mi tornano alla mente: "sono stanco di vedere i soliti libri d'arte con tanto testo e foto bruttissime, stavolta m'imbarco in una nuova avventura nel libro con immagini dettagliatissime di grande formato" sono lo specchio del nuovo corso editoriale che Bozzetto, alla soglia dei suoi sette lustri, ha ormai impresso. Non è mai troppo tardi.
E grazie a Bozzetto e a Delfini la Madonna in trono con Bambino e i Santi è uscita dalla clausura in cui era stata cacciata per tanti secoli: per la prima volta è entrata fra la gente comune anche di fede diversa, conversando con Baccalà, Tonni in scatola, vini Amaroni e Prosecchi, intimo pour enfants, corredi della grande distribuzione. Ora nessuno potrà più esclamare: "cos'è la Pala"?  

Gabriella Delfini, Giorgione, La Madonna in trono con il Bambino tra i Santi, 2009, p. 40, euro 40, scontato 32 euro all'Iper. Bozzetto edizioni srl di Cartigliano (Vicenza), Tipografia Graficart di Resana (Treviso).

Foto riquadro: La Pala di Giorgione esposta alle Gallerie dell'Accademia dopo il restauro conservativo del 2002-03 (foto archivio Boaretto, fotocronaca Padova). 
Questa è l'unica volta che ci sia stata la possibilità di ammirare sia "il davanti che il retro" della preziosa tavola: stupendo lavoro di ingegneria conservativa, diretta dalla Soprintendenza.
A nostro parere Castelfranco non ha saputo approfittare di questo evento eccezionale nella sua storia, confinandosi in un campanilismo becero e contradditorio che, se fosse stato per la cittadinanza, la Pala si sarebbe persino sgretolata del tutto. Poteva benissimo l'amministrazione comunale esporre provvisoriamente il climabox contenente la Pala per far capire alla gente "il telaio a molle" su cui poggiano le tre tavole di faggio. Bastava mettersi d'accordo con gli uffici competenti. 


 
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