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  LE FOTO DELLA MOSTRA DI GIORGIONE

Mostra Giorgione 1510-2010
Castelfranco, 15 dicembre 2009. Un servizio giornalistico è completo se ha come corollario delle immagini che storicizzano l'evento. Essendo una mostra di quadri ed altri oggetti di valore il fotografo Alcide Boaretto (Fotocronaca Padova) cerca di coglierne l'essenzialità, senza tanti fronzoli. E' la redazione poi che gli chiede, fra centinaia di scatti eseguiti nel tempo datogli a disposizione dagli organizzatori (*), di selezionare quelli più inerenti all'oggetto della mostra.


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  In Copertina
“La Tempesta” come polemica antiveneziana

Padova, 2 luglio 2010. "La tempesta" (tela, 78 X 72 cm) è un quadro di difficile interpretazione, così come misteriosa è la figura del suo autore. Della vita di Giorgione, infatti, non si hanno che poche notizie certe; del dipinto si ignora quale sia precisamente il soggetto. E' certo, però, che per l'ambiente veneziano d'inizio Cinquecento, già fecondato dal passaggio in terra lagunare di Leonardo, Antonello da Messina e Duerer, l'opera di Giorgione, e questa tela fra tutte, dovette esercitare un fascino particolare e finì per costituire una preziosa fonte d'ispirazione e un irrinunciabile modello da imitare. Sullo sfondo di alcuni edifici disposti in riva a un corso d'acqua, una folgore improvvisa illumina due figure, un uomo in abiti da soldato e una donna in atto di allattare un bambino, che occupano asimmetricamente lo spazio pittorico in primo piano, immerse nel verde della natura veneta. Alcuni alberi e i resti di antichi palazzi fanno da quinte laterali alle enigmatiche presenze umane, mentre in primo piano un torrentello scorre verso il fondo aprendo un vasto spazio al centro della composizione e accompagnando lo sguardo verso l'elemento che dà nome al dipinto: un lampo che balugina in un cielo cupo, carico di dense nubi, preannuncia una tempesta.

La grande novità di questo quadro sta in due elementi congiunti e inseparabili che ne fanno un capolavoro del Rinascimento veneziano e italiano: la natura e il colore. Il vero protagonista della "Tempesta" è la natura, colta nel suo pacifico verdeggiare e nell'attimo fuggente di un bagliore improvviso. Gli uomini diventano parte integrante dell'ambiente che li circonda e li avvolge; la loro presenza non turba l'ordine del mondo e anzi si fa muta contemplazione di un'arcana verità. Non sono mancate del resto le interpretazioni legate al sapere magico e, in effetti, il quadro nel suo insieme comunica un senso di attesa e di mistero. L'atmosfera sognante e sospesa del dipinto è risolta pittoricamente con un uso velato e palpitante del colore, cioè con quella che già ai tempi di Giorgione era chiamata la "nuova maniera" (per contrapporla alla maniera toscana di Leonardo, Michelangelo e Raffaello). Nella raffigurazione del paesaggio della "Tempesta", Giorgione non procede stendendo il colore su un disegno preparatorio riportato sulla tela, ma definisce l'oggetto pittorico nel suo farsi con il solo ausilio delle tonalità cromatiche. Con questa rivoluzionaria "pittura senza disegno" egli ottiene suggestivi effetti luministici e grazie alle magistrali gradazioni verde-azzurro dà vita alla compatta armonia del dipinto. In questo modo Giorgione apre la strada alle ultime sperimentazioni paesaggistiche di Giovanni Bellini e alle soluzioni cromatiche della nuova pittura di Tiziano.
Come tutti i capolavori,“La Tempesta” di Giorgione regala ancor oggi, a chi la osservi attentamente, più interrogativi che risposte. L’ultimo studioso a raccogliere la sfida, lanciata attraverso i secoli dall’enigmatico dipinto, è Enrico Guidoni, docente di Storia dell’Urbanistica all’Università “La Sapienza” di Roma, per vent’anni cultore e studioso dell’opera giorgionesca. Egli propone di interpretare l’opera come un manifesto della polemica antiveneziana, affidato a Giorgione da committenti padovani. Ovviamente Guidoni liquida subito l’ipotesi, cara a parte della critica, che il panorama presente nel dipinto sia del tutto immaginario. Secondo lui, le citazioni architettoniche rimandano a una città precisa, Padova appunto, e a un preciso ambito topografico: il fianco occidentale all’esterno delle mura carraresi, dove scorre il Bacchiglione, tra il castello di Ezzelino all’estrema destra del quadro e la zona esterna a Ponte Molino sullo sfondo, con l’alta torre ancora di Ezzelino e la cupola di Santa Maria del Carmine.  Il tutto, però, rappresentato sintetizzando i dati della realtà e accorciando artificiosamente lo spazio con l’espediente del boschetto che interrompe la linea delle mura.
 Da decenni è consolidata l’identificazione dei simboli rappresentati sulle porte: dei Carraresi, già signori di Padova, e di Venezia, che li soppiantò definitivamente nel 1405. L’excursus storico sarebbe completato dalla rocca e dalla torre di Ezzelino III da Romano, signore di Padova dal 1236 al 1259. Guidoni riconosce nel ponticello di legno, elemento centrale del paesaggio, il ponte di San Tommaso, costruito in legno nel 1374 e rifatto in pietra durante il sedicesimo secolo.
 La vera chiave di accesso al significato de “La Tempesta” sarebbe proprio la chiesa. Lo studioso la identifica con Santa Maria del Carmine, coperta da una cupola dopo il terremoto del 1491. Una cupola che Giorgione avrebbe raffigurato con voluta sommarietà allo scopo di aumentare artificiosamente le difficoltà di riconoscimento del soggetto, intendendo segnalare, tra l’altro, l’impresa pittorica del collega Giulio Campagnola.
 A Giulio, del resto, sono attribuiti gli affreschi della Scoletta del Carmine, probabilmente commissionati dal priore del convento Bartolomeo Campagnola. Tra questi, uno “Sposalizio della Vergine”, databile intorno alla prima metà del 1506, con un ritratto dal vivo di Albrecht Duerer e, forse, dello stesso Giorgione.
 Quindi la raffigurazione de “La Tempesta” sarebbe legata al mito ed ai problemi di Padova, la città fondata dal troiano Antenore. Guidoni identifica nel “soldato” un Antenore attualizzato e nella “cingana” Padova, simboleggiata dallagiovane nuda che allatta la piccola Venezia.
 Nel 1505 Padova affrontava una gravissima crisi: carestia, pestilenza, durissime imposizioni fiscali da parte del governo veneziano. Sembravano, così, adempiersi gli infausti presagi evocati nel 1283 dalla scoperta della cosiddetta Tomba di Antenore. Si ricorda che i sette esametri incisi sulla spada dorata dell’eroe minacciavano epidemie di peste agli abitanti dell’antichissima città, fondata dopo il sacco di Troia e finita poi sotto il dominio della ben più “giovane” Venezia. Tutto, così, farebbe pensare, sempre secondo Guidoni, ad una specie di pamphlet pittorico anti-veneziano, voluto forse dallo stesso Bartolomeo Campagnola. Di ciò si troverebbe conferma in una stampa del cosiddetto “Libretto di Giusto”, della metà del quindicesimo secolo. Vi si vede Antenore che reca in mano il modellino della città e posa la sinistra sul pomo della spada, in un gesto che richiama direttamente quello del giovane de “La Tempesta”. Lì, però, la spada manca, ma il Giorgione non è nuovo, del resto a simili, voluti, errori o scherzi.
 
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  PUBBLICAZIONI

B+M Edizioni-AIDA
I Quaderni del Museo Giorgione, (Vol. I - II già usciti, formato cm.28x2, ill. e bross.); 6^ ristampa
Angelo Miatello, Giorgione. Sulle famiglie Costanzo de Verni, committenti di Giorgione, ISBN 88-88356-02-9, 2004, p. 65;
A. Miatello, Scritti vari attorno alla Pala (Vol. II)
I Quadernetti del Museo Giorgione (Vol. I-VI già usciti, formato cm.14x21, ill. e bross.) una copia €4,00
Jaynie Anderson, On the importance of Giorgione's Castelfranco Altarpiece (2^ edizione);
J. Anderson, De l'importance du retable de Giorgione à Castelfranco (2^ edizione);
J. Anderson, Dell'importanza della Pala di Giorgione a Castelfranco (2^ edizione);
Giovannina Majer, Tre bandiere veneziane (1512);
A. Miatello, Gaston de Foix e Giorgione;
Alvise Zorzi, Il tempo di Giorgione a Venezia e in Europa;
I Quadernetti di Aidanews (Vol. I-V già usciti, formato cm.14x21, ill. e bross.) una copia €4,00
A. Miatello, I furti d'arte (2008)
A. Miatello, I furti d'arte (2008)
A. Miatello, Beni cultutali e guerra (2009)
A. Miatello, Beni culturali e guerra (2009)
Lidia Panzeri, Interviste a Maria Lai, Angela Vettese, Paolo Baratta, Aaron Betsky, Robert Storr, Michelanfgelo Pistoletto, Richard Serra, Daniele Hirst, Alfredo Bianchini, Luca Massimo Barbero, Philippe Rylands (2009)

La tiratura di questi quadernetti è limitata e le richieste vanno fatte a:
museogiorgione@info.it


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