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| LE FOTO DELLA MOSTRA DI GIORGIONE |  Castelfranco, 15 dicembre 2009. Un servizio giornalistico è completo se ha come corollario delle immagini che storicizzano l'evento. Essendo una mostra di quadri ed altri oggetti di valore il fotografo Alcide Boaretto (Fotocronaca Padova) cerca di coglierne l'essenzialità, senza tanti fronzoli. E' la redazione poi che gli chiede, fra centinaia di scatti eseguiti nel tempo datogli a disposizione dagli organizzatori (*), di selezionare quelli più inerenti all'oggetto della mostra.
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In Copertina
| "In Copertina", sta per Home Page, rubrica che mette in risalto Giorgione e la sua attualità. E' la prima pagina del sito Museogiorgione.it che si trasforma in agora di opinioni, dibattiti, materiali reperiti in Rete. Una novità assoluta, in quanto si esce dai canoni tradizionali. Un archivio di notizie che non sia solo "copia e incolla", ma che stimoli un interesse magiore di quanti si sentono attratti dall'arte del Rinascimento, di cui Giorgio da Castelfranco è stato uno dei maggiori esponenti. Non è importante il numero delle opere a lui attribuibili ma quanto dimostra di essere attuale. E' difficile ma almeno offre mille risvolti interpretativi. Le immagini che riproducono il Museo Casa Giorgione ed i suoi arredi sono di Alcide Boaretto, in esclusiva per ASIAC, agenzia stampa quotidiana. Le foto possono essere usate citando la fonte: Foto A. Boaretto - Aidanews. |
| FORLì RIFIORITA AI MUSEI SAN DOMENICO |
Forlì, 24 gennaio 2010 (servizio di A. Miatello). Da ieri al prossimo 20 giugno, i Musei San Domenico ospitano un'importante mostra dal titolo "Fiori. Natura e simbolo dal Seicento a Van Gogh", organizzata dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì in collaborazione con il Comune. Stimolo per una simile mostra a tema è stata la “Fiasca fiorita", capolavoro di cui non si conosce ancora l'autore e nemmeno un preciso significato. Nelle sale del Museo San Domenico di Forlì viene allestita una grande mostra che ripropone, da un punto di vista e con un approccio metodologico del tutto nuovi, la storia della pittura di fiori, tra il naturalismo caravaggesco e l’affermazione della modernità con Van Gogh e Monet e il simbolismo, giungendo fino alle soglie del Novecento, prima della comparsa delle avanguardie storiche. Sarà possibile amminare capolavori del Maestro di Hartford, Van Dyck, Brueghel, Segers, Cagnacci, Strozzi, Dolci, Cignani e di altri grandi pittori di storia che hanno eccezionalmente dipinto quadri di fiori.
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| LE NOZZE DI CANA RITORNANO ALL'ISOLA DI SAN GIORGIO...CLONATE |
Venezia, 22 gennaio 2010. Dopo il recente appello del venetista Ettore Beggiato che ha chiesto pubblicamente, a mezzo stampa, l'intermediazione di Madame Carlà Bruni Sarkozy per far ritornare le Nozze di Cana, opera di Veronese, trafugata da Napoleone nel 1797, come migliaia di altre in Europa e altrove, la rilettura dell'articolo di Sergio Frigo di due anni fa merita perlomeno un dibattito culturale e politico. Chiudere con le solite battute di spirito: "ormai il fatto appartiene alla storia", oppure "almeno al Louvre è molto più valorizzato, essendo il più grande dipinto rinascimentale che i francesi posseggano, invece voi a Venezia siete stracolmi", non portano da nessuna parte. La ferita è rimasta aperta e la lesione non è mai stata sanata. Su questo punto più diplomatico che economico merita tutta l'attenzione dei nostri governanti, siano essi prodiani o berlusconiani, leghisti o lighisti. Non c'è prescrizione in diritto internazionale per un reato del genere: furti d'arte dovuti a bottini di guerra! I Trattati di pace non hanno esentato questo tipo di violenze. Poi se le classi al potere preferiscono metterci sopra una pietra e tapparci la bocca perchè sono esse stesse frutto di compromessi e piene di "cose oscure, intrallazzi, compromessi e ignoranze", allora vuol dire che qualcuno continuerà fin che può ad esigere giustizia. Il Congresso di Vienna (1815) aveva prescritto la restituzione delle Nozze di Cana alla Serenissima, che era purtroppo "mainmise autrichienne" (sottomessa all'Austria). Il direttore del Museo Royal di Parigi obiettò che il trasporto di una tela così colossale (76 mq del 1526) era "sinon irréalisable, du moins très difficile" e propose alla delegazione italiana, capitaniata da Canova (lo scultore di Papa Pio VII) uno scambio con un quadro del pittore francese Le Brun, Maddalena dei Farisei, che fu valutata all'epoca non di grande valore. L'offerta fu rifiutata così la tela del Veronese rimase esposta al Museo del Louvre. Durante la Seconda Guerra mondiale l'opera fu, nell'agosto 1940, portata a Chambord, poi nell'Abbazia di Loc-Dieu nell'Aveyron, infine al Museo Ingres di Montauban. L'operazione di trasloco si effettuò in gran segreto per non suscitare le "voglie" dei tedeschi, "grand chasseurs" d'oggetti d'arte. E' una mezza fortuna. Diciamo che anche Canova non seppe far valere aspetti più diplomatico-giuridici ma, come succede spesso a grandi artisti, si contrappose con forza sentimentale, alla veneta. E la storia ci dà ragione per quello che ha voluto fare per Possagno. La non restituzione dell'opera veronesiana a Venezia è contraria al diritto internazionale? La pratica riconosce il diritto di un paese di recuperare il suo patrimonio artistico, oggetto di bottino di guerra, insistendo sul carattere eccezionale delle opere artistiche, del loro legame con la comunità e sulla imprescrittibilità dell'infrazione (cf. NAHLIK, S.E.,"La protection internationale des biens culturels en cas de conflit armé", Recueil del Cour de l'Académie, 1967, pp. 62-163, in Miatello-Belhumeur, Beni culturali e guerra, Aidanews, 4-1, 2009, testo in parte presentato al convegno del Commercio internazionale dell'arte, CCI-Paris, 1994). L'opera in questione fu studiata esclusivamente per il suo luogo d'origine (Refettorio della Basilica san Giorgio Maggiore, di Andrea Palladio) e su questo tasto nessun giurista potrà dar ragione ai francesi. Così è se vi pare.
Articolo di Sergio Frigo (Gazzettino, 13/IV/2007). Erano 235 anni che "Le Nozze di Cana" di Paolo Veronese dialogavano intimamente con le architetture palladiane del Cenacolo dell'Isola di San Giorgio, quell'11 settembre del 1797, quando i commissari di Napoleone lo prelevarono dalla parete, lo tagliarono sommariamente e se lo portarono a Parigi come preda di guerra. E nonostante gli accordi del congresso di Vienna, una vibrante campagna del Canova, un'iniziativa diplomatica tentata qualche anno fa da Vittore Branca, a Parigi il quadro è rimasto. Ora, 210 anni dopo, esattamente l'11 settembre, "Le Nozze" tornano in qualche modo a Venezia: sarà "solo" una copia, anche se quel solo suona parecchio riduttivo. A tornare sarà infatti un "secondo originale", capace di competere con l'opera conservata al Louvre per conformità al lavoro del Veronese, inserimento nel contesto originale, persino aderenza ai materiali e ai segni del tempo.
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| INEDITO: GIORGIONE BARBAFELLA (di Vittorio Mandelli) |
Venezia, 19 gennaio 2010 (di Angelo Miatello). Il dibattito attorno alle origini di Giorgio da Castelfranco, Zorzo, Zorzi detto più tardi Giorgione dal narratore Vasari si allarga. Di recente il catalogo della mostra di Castelfranco insinua che fosse stato figlio naturale di un Barbarella marito di una certa Altadona da Casacorba che lo avrebbe tirato fuori da una prigione veneziana, pagando un riscatto di 25 lire (siamo alla fine del 1400). Anni addietro, il prof. Enrico Guidoni di Roma aveva pubblicato che, secondo sue precise ricerche, il Zorzo sarebbe Cigna, figlio di un noto pittore di Mondovì che lavorò per la Corte dei Lusignano a Cipro, sempre verso la fine del 1400, e che molto probabilmente sarebbe venuto a Venezia con i Costanzo (per questo la sua spiccata tendenza umanistica). Poi per il narratore Ridolfi e lo storico locale Melchiori (sec. XVII) Giorgione sarebbe stato figlio (ne sono sicuri) di un benestante Barbarella con casa a Castelfranco, anzi le sue spoglie sarebbero state traslate nella tomba di famiglia. Non si sa dove e nemmeno se questo sia vero, in quanto tutte le vittime di pestilenze venivano bruciate assieme alle loro cose in fosse comuni. Dunque il cognome Barbarella, inventato di sana pianta, rimane il più diffuso sia nella provinciale cittadina che in gran parte delle pubblicazioni circolanti. Poteva il grande Giorgio rimanere senza un padre?
Ma ecco che da una nostra corrispondenza telematica, riceviamo queste brevi annotazioni di Vittorio Mandelli, girate al prof. Manlio Brusatin, nostro corrispondente da Alghero, che ci sembrano finalmente rivoluzionare le origini anagrafiche di Giorgione. Le pubblichiamo con grande interesse, nella speranza che il "nostro" archivista abbia il tempo e la fortuna per approfondire la notizia che Giorgione sia effettivamente un Barbafella.
Caro Manlio, certo, mi ricordo molto bene del discorso dei Barbarella - Barbafella (con "f"). Si tratta di una famiglia di cittadini originari che ben spiegherebbe la preparazione culturale di Giorgione, se questi fosse stato in qualche modo (figlio naturale?) in relazione con loro. Ma dal momento che tu non hai dato seguito alla cosa, ho lasciato perdere. In questi giorni però sto controllando i pochi registri notarili dei primi anni del Cinquecento, sopravvissuti agli incendi, speriamo salti fuori qualcosa. I Barbafella erano notai e quindi potevano fare carriera diplomatica, o burocratica, come segretari degli ambasciatori o anche Residenti in qualche città. Anche i "Cittadini Originari" del Tassini - benché compilazione Ottocentesca - non distingue tra Barbarella e Barbafella, come > puoi vedere nella copia del Correr che è on line:
http://lettere2.unive.it/manoscritti/tassini/sottohomericerca.html
Io da parte mia ho qualche notizia su un segretario del Senato, Alvise Barbafella di Lorenzo, che ha iniziato la carriera di notaio della cancelleria il 15 febbraio 1495 m. v., e morì il 22 maggio 1537 come Segretario del Consiglio dei Dieci (cioè il grado più alto - a parte Cancellier Grande - che poteva raggiungere). Aveva ricevuto dal padre (12 giugno 1517) una sensaria al Fontego dei Tedeschi, verosimilmente posseduta sin dai tempi, guarda caso, che vedevano impiegati agli affreschi Giorgione e il giovane Tiziano: però è troppo poco. Per la corte di Napoli dovrei controllare sui diari di M. Sanudo, e ricostruire seriamente la carriera. Naturalmente non ho letto il ponderoso tomo su Giorgione appena pubblicato, ma dubito che ne abbiano parlato... se avrò novità sicure ti farò sapere... nuovi abbracci... tuo Vittorio Mandelli
Foto di repertorio (Alcide Boaretto, Fotocronaca Padova): Particolare della Pala Costanzo vista di fianco del climabox allestito alle Gallerie dell'Accademia durante la mostra del 2003 dopo il suo restauro conservativo.
| NOVITA' ASSOLUTE PER LA MOSTRA CIMA DA CONEGLIANO | Treviso, 20 gennaio 2010 (brevi di cronaca). La magia del Cima e la storia della Pala a un mese dall’apertura della mostra viene ritrovato un inedito del 1899 che attribuisce l’opera di Feltre al pittore coneglianese. Era l’8 gennaio 1899 e la Domenica del Corriere (aveva al tempo 30mila abbonati in tutta Italia) usciva con il suo primo numero, nel quale si annunciava un felice scoop: “la scoperta d’un quadro del Cima”. Nell’articolo veniva attribuito al pittore coneglianese, a circa 400 anni dalla sua fattura, la pala conservata a Zermen di Feltre da parte del direttore delle gallerie veneziane, il professor Cantalamessa.
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| Il GIORGIONE di Maria Paola Forlani |
Castelfranco Veneto, 8 gennaio 2009 (di Maria Paola Forlani). Si apre, finalmente, per il pubblico un’esposizione senza uguali, un appassionato viaggio alla scoperta del pittore più enigmatico e misterioso artista del Rinascimento. Una mostra che riunisce nella città natale, Castelfranco Veneto, un nucleo incredibile di capolavori del maestro che, come nessun altro, ha fatto accapigliare studiosi dell’arte alla ricerca delle verità documentate che ancora mancano, dando adito alle più diverse e talvolta azzardate interpretazioni, sulla sua vita e la sua produzione: Giorgine. I 500 anni della morte di Zorzi da Castelfranco detto, appunto, Giorgine (Castelfranco Veneto 1477 /78 – Venezia 1510), secondo le ricostruzioni accreditate, ricorrono nel 2010 e Castelfranco Veneto, città che oltre ad avere dato i natali al grande artista conserva uno dei suoi più importanti capolavori (la famosa Pala di Castelfranco) e uno dei pochissimi affreschi attribuiti al maestro (Il Fregio delle Arti Liberali e Meccaniche) ha voluto promuovere questa esposizione di alto respiro, in programma dal 12 dicembre 2009 all’11 aprile 2010 presso il Museo Casa Giorgine, curata da Lionello Puppi (presidente del Comitato Regionale per il V centenario), Antonio Paolucci (Direttore dei Musei Vaticani) e Enrico Maria dal Bozzolo (Università degli Studi di Verona) (catalogo Skira). Proprio sul “fenomeno” Giorgine dunque – fatto di capolavori del maestro (dalla “Tempesta”, alle “Tre età” di Palazzo Pitti dal “Tramonto” alla “Madonna con Bambino” dell’Ermitage) ma anche di densissimi incroci artistici e culturali che concorrono a suggerire significati, chiavi di lettura, ruolo e peso storico dell’arte giorgionesca o, ancora, a fornire spunti per un’evanescente biografia e per una rilettura del mito, s’incentra questa epocale mostra che propone, come mai prima d’ora, una radiografia attenta e dettagliata anche dell’ambiente e del contesto, culturale e spirituale, del grande pittore tra la fine del Quattrocento e il primo Cinquecento.
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| Redazione | Jaynie Anderson Antonio Antonioni Graziella Andreotti Jeanne Belhumeur Paolo Bernasconi Alcide Boaretto Manlio Brusatin Fabia Cigni Tullio Cigni Gabriella Delfini Daniele Donegà Michèle Garzon Enrico Guidoni Thomas Kabdebo Nazzareno Manganello Claudio Malvestio Angelo Miatello Nadia Scardeoni Carlo Sgorlon Carlo Valery Madeleine Vallon Alvise Zorzi |
| PUBBLICAZIONI | B+M Edizioni-AIDA I Quaderni del Museo Giorgione, (Vol. I - II già usciti, formato cm.28x2, ill. e bross.); 6^ ristampa Angelo Miatello, Giorgione. Sulle famiglie Costanzo de Verni, committenti di Giorgione, ISBN 88-88356-02-9, 2004, p. 65; A. Miatello, Scritti vari attorno alla Pala (Vol. II) I Quadernetti del Museo Giorgione (Vol. I-VI già usciti, formato cm.14x21, ill. e bross.) una copia €4,00 Jaynie Anderson, On the importance of Giorgione's Castelfranco Altarpiece (2^ edizione); J. Anderson, De l'importance du retable de Giorgione à Castelfranco (2^ edizione); J. Anderson, Dell'importanza della Pala di Giorgione a Castelfranco (2^ edizione); Giovannina Majer, Tre bandiere veneziane (1512); A. Miatello, Gaston de Foix e Giorgione; Alvise Zorzi, Il tempo di Giorgione a Venezia e in Europa; I Quadernetti di Aidanews (Vol. I-V già usciti, formato cm.14x21, ill. e bross.) una copia €4,00 A. Miatello, I furti d'arte (2008) A. Miatello, I furti d'arte (2008) A. Miatello, Beni cultutali e guerra (2009) A. Miatello, Beni culturali e guerra (2009) Lidia Panzeri, Interviste a Maria Lai, Angela Vettese, Paolo Baratta, Aaron Betsky, Robert Storr, Michelanfgelo Pistoletto, Richard Serra, Daniele Hirst, Alfredo Bianchini, Luca Massimo Barbero, Philippe Rylands (2009)
La tiratura di questi quadernetti è limitata e le richieste vanno fatte a: museogiorgione@info.it |
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