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Giorgione & Castelfranco
| La rubrica
"Giorgione & Castelfranco" raccoglie quei materiali
divulgati in rete che siano in stretto collegamento con Castelfranco Veneto,
così sarà per i fatti di cronaca, i testi che vengono diffusi dai
rispettivi "enti" che promuovono la figura del suo massimo artista castellano,
dagli impegni che si sentono proclamati di tanto in tanto dalle autorità per le
ricorrenze giorgionesche e per finire se ci sono tracce di Giorgione nel
territorio circostante. Ricordiamo che tra la fine del 1400 e gli inizi del 1500
il potere amministrativo di questo Comune si allargava fino agli attuali
Vedelago, San Martino, Castello di Godego, Riese, Vallà e a sud arrivava fino a
Resana. A Vallà di Riese, per esempio, vi erano i confini con le proprietà
terriere dell'ex regina di Cipro, la Nobildonna Caterina Cornaro, che le fu
assegnato Asolo e l'intero territorio, oltre ad ingenti capitali, in cambio
della sua rinuncia al trono. Ancora oggi, sono conservate vestigia che
riconducono alla memoria di questo periodo ("villa Costanza"). Onore va
riconosciuto a Giampaolo Bordignon Favero, Jaynie Anderson, Alessia De Marchi,
Carlo Valery e Angelo Miatello che hanno portato alla luce alcuni frammenti che
documentano incontestabilmente la presenza dei committenti di Giorgio da
Castelfranco. Due ultime considerazioni vanno a Enrico Guidoni ed Elia Bordignon
Favero: Guidoni per aver interpretato in un modo originale le origini di "Zorzi"
ed E. Bordignon Favero per aver scoperto il Codice della famiglia Costanzo che
si spera avrà una ristampa con traduzione. |
| CARNET DI VIAGGIO. ATTORNO ALLE MOSTRE E AI CATALOGARI |
Rovigo, 18 gennaio 2010 (di Graziella Andreotti). Le mostre sono sempre un affare per qualcuno: per i galleristi, per i proprietari delle opere, per il docente universitario in carriera, per chi vuole acquisire titoli per diventare direttore di pinacoteca o museo, per il politico che spera in una rielezione. Le schede dei cataloghi sono intasate di bibliografia, per dimostrare che il volume è scientifico. Si citano anche gli errori senza riconoscerli, senza criticarli e interpretarli. Quello che manca e non si fa è la ricerca perché costa tempo, fatica e competenza che non c'è più. Le tue scoperte non interessano a nessuno, perché a nessuno interessa far sapere che tu sei bravo. Ma ti copiano senza citarti per far credere che la scoperta è loro, come è avvenuto. Nella scheda del Cristo portacroce di Giovanni Bellini, della Pinacoteca dell'Accademia dei Concordi di Rovigo (non so se la tavola è arrivata), l'autrice Chiara Accornero scrive: "Secondo quanto riferisce il Bartoli (1793) "la mezza figura del Redentore portante la croce" si trovava nella collezione di Rosetta Ferrari". La Accornero si è fidata di Alessia Vedova che nel catalogo Le meraviglie della pittura tra Venezia e Ferrara dal Quattocento al Settecento (2005) aveva scritto: "tale opera, allora nella casa della nobildonna Rosetta Ferrari". Dove sta l'errore? Nell'aver creduto che Rosetta sia un nome femminile e Ferrari il cognome. In realtà Rosetta Ferrari è un casato e le due autrici se avessero letto e capito il Bartoli non sarebbero incorse in questo errore che si diffonderà a macchia d'olio. Il Bartoli non aveva sbagliato, anzi aveva suddiviso le opere di Rovigo per casatoi: dei Silvestri, dei Campo, dei Rosetta Ferrari ecc. Le opere che ho contemplato a lungo alla mostra di Giorgione sono "Saturno in esilio", della National Gallery di Londra, e "La Madonna col Bambino nel paesaggio" dell'Ermitage. Naturalmente mi sono soffermata anche davanti alle altre opere e ai documenti senza tralasciare nulla. Molto bella e indovinata con pezzi pregevoli la mostra sui Quindici pittori del paesaggio veneto.
| 18 tombe nella chiesa di san Giacomo: forse anche quella di un "Zorzo Barbarella"? |
Castelfranco, 10 gennaio 2010 (echi di cronaca). Sono state ritrovate nella Chiesa di San Giacomo 18 tombe databili in un arco di tempo che va dalla fine del XV secolo e l’inizio del XVII secolo. La Chiesa è di forma bizantina con l'altar maggiore rivolto ad Est (come sarebbe stata la chiesa vecchia di san Liberale o l'attuale chiesa di Borgo Pieve), collegata ad un complesso monasteriale, l'attuale conservatorio (accanto al chiostro, lungo la Bastia, c'è una rimessa a pianterreno con particolarissimi affreschi cinquecenteschi che nessuno mai del Comune si è sognato di far studiare e ripristinare). Nel 1730 le tombe sono state ricoperte con l’edificazione della chiesa attuale. In pratica si tratta di cavità scavate nel terreno con le pareti intonacate, com'era uso e costume cristiano (oggi profanato!). Solo alcune di esse, quelle più grandi e salubri sarebbero state poi riutilizzate dalla Confraternita dei Battuti, presentando delle decorazioni legate al culto dei santi. Non è stato chiarito il perchè di queste decorazioni, a parte il culto dei santi, che qualche storico ha suggerito che venivano aperte in certi anniversari con messe cantate e grande spargimento d'incensi. Non si conoscono, o meglio non sono state rese note le identità delle spoglie ritrovate. "Il culto dei defunti a Castelfranco non è molto seguito come a Bolzano che, per Otzi, si conoscono molte particolarità aghiaccianti e gli è stato dedicato un formidabile museo. Non si sa se si tratta di monaci morti per malattia o vecchiaia o addirittura per avvelenamento, com'era usanza all'epoca. Tutto è avvolto da mistero che la Chiesa e il Comune mantengono per il timore di essere derisi.
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| CASA GIORGIONE: IL PERCORSO DI VISITA. Dalla Pala al Fregio attraverso un’intera epoca |
Treviso, 30 aprile 2009 (brevi di cronaca a cura di A. Miatello). In anteprima vi diamo alcuni passaggi della cartella stampa distribuita all'incontro con il sindaco Gomierato, il vicepresidente della Provincia di Treviso Zambon, il bibliotecario Cecchetto e l'arch. Dal Pos, curatrice dell'allestimento museale. Tre sono i grandi protagonisti del progetto museale: la celebre Madonna con il Bambino tra i santi Francesco e Nicasio (San Giovanni?), Il Fregio delle arti liberali e meccaniche e la stessa Casa che ospita il Museo. Qui Giorgione ha realizzato il Fregio, nato proprio per Casa Marta-Pellizzari, così come la Pala per la Cappella Costanzo nel Duomo cittadino.
Dalla storia e dai segreti dei due capolavori conservati in città, il progetto museale trae la forza per raccontare un territorio e un’epoca di grande fermento culturale, più che mai congeniali alla formazione dell’artista e del suo linguaggio innovativo.
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| BENVENUTI A CASA GIORGIONE. Il primo museo dedicato al Maestro di Castelfranco Veneto apre le celebrazioni per il V centenario della sua scomparsa |
Treviso, 29 aprile 2009 (brevi di cronaca). Il buio accoglie i visitatori e li avvolge nei misteri di Giorgione, il bianco rincorre il suo inafferrabile fantasma: benvenuti a Casa Giorgione. Uno spazio intimo, carico di suggestioni regalate da secoli di storia e da un allestimento di nuova concezione, costruito attorno alle due opere del Maestro conservate in città: la Pala di Castelfranco, nel Duomo cittadino, e il Fregio delle arti liberali e meccaniche, all’interno di Casa Giorgione, dove, lungo il percorso museale si materializzano il tempo e il territorio dell’artista.
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| LA CASA MUSEO GIORGIONE PARTE CON LA MULTIMEDIALITA' |
Treviso, 29 aprile 2009 (brevi di cronaca). In mostra due opere del pittore castellano oltre a cento oggetti antichi che raccontano il ’400. Non sarà un museo come tutti gli altri. Dove si entra per ammirare una serie di opere e si esce frastornati da proposte diverse, assommate le une alle altre. Sarà un viaggio a ritroso fino al tardo Quattrocento, per capire l’arte del pittore Giorgione insieme all’ambiente in cui visse, per afferrare il fermento culturale che animò la Marca trevigiana in quello scorcio di fine secolo e per comprendere la realtà socio-politica che animò questa terra.
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