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Le mura della Tempesta di Giorgine sono quelle di Padova

Padova, 2 luglio 2010. "El paeseto in tela con la tempesta con la cingana et soldato, fu de man de Zorzi di Castelfranco".
Il più famoso dei dipinti di Giorgione fu commisionato forse da Bartolomeo Campagnola, lo stesso committente che incaricò Giulio Campagnola di affrescare pochi anni prima (1505 circa) la Scoletta del Carmine, visibile nella Tempesta alla destra della cupola dei Carmini. L'identificazione del paesaggio architettonico nella città di Padova, proposta da Guidoni in Ricerche su Giorgione e sulla pittura del Rinascimento, permette di capire come il soggetto sia intimamente connesso con il mito e con le problematiche attuali della città.

Giorgione sintetizza per immagini le condizioni storiche di Padova: dalla sua fondazione da parte di Antenore (da identificare nel soldato) alla creazione di Venezia da parte della città patavina (da identificare nella cingana la donna col bambino); dal castello di Ezzelino (strutture sulla destra e torre sullo sfondo) ai Carraresi e ai tempi a lui contemporanei. Sulle porte visibili nell'opera si possono infatti distinguere gli emblemi di Venezia e dei Carraresi, questi ultimi furono signori di Padova fino a che non vennero soppiantati dai Veneziani nel 1405.
Il soldato in primo piano è la personificaione di Antenore, profugo fuggito dall'incendio di Troia - a cui alludono i ruderi alle sue spalle - e fondatore della città di Padova.
Il mito della fondazione della città, consolidato dalle leggende medievali, parla di un presunto tradimento dell'eroe troiano, che si sarebbe segretamente accordato con i Greci. Questa onta sarebbe responsabile di una condanna gravitante sulla città sin dal suo nascere e spiegherebbe le sciagure della Padova ai tempi di Giorgione. La città fu infatti colpita da ricorrenti epidemie di peste, carestie, alluvioni e tassazioni, che invano delegazioni di cittadini inviate a Venezia chiesero di ridurre.
Questa forte crisi è espressa nella Tempesta attraverso un senso di inquietudine - che non è solo atmosferica - e una tensione,  venata di ironico scetticismo, che toglie credibilità alla rappresentazione di una città gloriosa, madre della stessa Venezia, alludendo velatamente (attraverso ad esempio la rappresentazione di un ponte ligneo il cosiddetto Ponte di legno) alle gravi difficoltà contingenti proprie del centro patavino.
La cingana ovvero la zingara rappresenta Padova - fondata dal mitico Antenore - che allatta la piccola Venezia, da lei generata molti secoli dopo.
Questa opera, come la maggior parte di Giorgione, è caratterizzata da una ricca stratificazione di significati, per interpretare i quali è necessari tenere presente ogni  dettaglio e ogni accorgimento pittorico.
Tipico del maestro di Castelfranco è alludere al proprio cognome Cigna, che in dialetto toscano significa cinghia, in maniera velata attraverso oggetti o figure dalle stesse iniziali.
Nella Tempesta gli indizi capaci di accennare all'autore si moltiplicano quasi forzando l'orietamento interpretativo dell'osservatore: la cincana, la ciocca di capelli pendente, il citolo (= bambino), la città, la cinta murata che la cinge, il ciglio del fossato, la cicogna (o cigno) sulla cima del tetto...
Per quanto Giorgione non abbia voluto eseguire una veduta realistica ha comunque rappresentato un preciso paesaggio padovano. Si tratta del fianco occidentale della città esterno alle mura, dove scorre il Medoacus, tra il castello di Ezzelino all'estrema destra del quadro e la zona esterna a Ponte Molino sullo sfondo, con l'alta torre di Ezzelino (il cui basamento è ancora oggi visibile all'angolo con via Savonarola) e la chiesa di S. Maria del Carmine.
La chiesa è chiaramente distinguibile dalla cupola eretta alla fine del '400, quando un clamoroso crollo, provocato da un terremoto, danneggiò gravemente la chiesa mendicante carmelitana del XIII secolo. La costruzione della cupola costituì per Padova una impresa innovativa e difficile.
Tra la chiesa ed il castello sono rappresentate ampie case a portici, tipiche dell'edilizia tre-quattrocentesca e indicative della presenza di un sobborgo popoloso.
 
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