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| Galilei a Padova, 1592-1610 - "Li diciotto anni migliori di tutta la mia età" |  Rivoluzionari, solo così possono essere definiti i contributi di Galileo negli anni padovani. Scoprendo la legge di caduta dei gravi (1604) e il moto parabolico dei proiettili (intorno al 1609), Galileo pone infatti le basi della nuova meccanica, raccogliendo al contempo prove fisiche a favore del sistema copernicano. L'applicazione del telescopio all'osservazione celeste lo porta inoltre alla pubblicazione del Sidereus Nuncius (1610), opera fondamentale nella storia dell'astronomia. Galileo contribuisce infine allo sviluppo di alcuni strumenti scientifici quali il compasso di proporzione, che grazie a lui si afferma e diffonde. Al Bo vengono presentati strumenti seicenteschi e diverse prime edizioni di opere di Galileo, tra cui una copia del Dialogo sui massimi sistemi del Mondo, con annotazioni manoscritte dello scienziato. Segue ampio servizio per le celebrazionbi galileiane 1609-2009.
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Caffè Giorgione, dibattiti
| A CACCIA DI LUCCIOLE CON DIDI-HUBERMAN |
La cattura delle lucciole. in Georges Didi-Huberman, Come le lucciole. Una politica delle sopravvivenze, Bollati-Boringhieri, Torino 2010
Alghero, 20 luglio 2010 (di Manlio Brusatin). Breve come si deve il testo di Georges Didi-Huberman, è l’evocazione-interpretazione della Scomparsa delle lucciole (L’articolo delle lucciole, in Corriere della sera, 1° febbraio 1975) di Pier Paolo Pasolini. Ora questo pezzo viene profeticamente innalzato per similitudine alla “scomparsa degli intellettuali”- che se hanno deciso di scomparire sarebbe peggio per loro. Didi-Huberman non si preoccupa della sparizione degli intellettuali. Anzi, da critico di storia delle immagini ha un fiuto filosofico non comune, e tende una corda vibrante tra Pasolini e Giorgio Agamben, due “estremisti” assolutamente necessari sia come intellettuali che come persone. Quest’ultimo “uno dei filosofi più importanti, più inquietanti del nostro tempo” (p. 42). Vero. E’ la prima volta che lo spirito di finezza francese cerca e trova, oggi, un filosofo che in Italia ha la vera identità del filosofo, e ne fornisce le prove. Giorgio Agamben appunto e non il sindaco-filosofo che terrorizza a destra e a sinistra, come incarnazione della “categoria della (in)decisione” (recensione di Alfonso Berardinelli ad Hamletica, Adelphi, Milano 2009 in, Sole 24Ore, 22 novembre 2009), patrono di quegli intellettuali i quali hanno (sempre) ragione, ma “non hanno le prove “. Ecco questi non sono nemmeno lucciole, avendo voluto essere fari. Didi-Huberman, avendole ri-viste a villa Medici, non crede alla totale scomparsa delle lucciole. Il loro battito luminoso non è un miraggio ma l’immagine costante di verità&bellezza, seducente in quanto presente se intermittente. L’orizzonte che attira e acceca con la sua assoluta luminosità si dissolve di fronte ai bucolici “boschetti di fuoco dentro boschetti d’ombra” (Pasolini). E questo è forse il messaggio di autentiche sopravvivenze luminose, benché le patetiche lucciole si dividano morfologicamente in maschi con le ali e femmine senza le ali, e il tutto sia, in una magistrale notte, soltanto un balletto nuziale - ultimo e finale. | Più che la scomparsa delle lucciole che in fondo non è mai avvenuta, è vera e sperimentata la cattura delle lucciole, come ognuno di noi ha fatto, quando la mattina ha visto una piccola bestiolina nera con le elitre esauste imprigionata sotto un bicchiere, lei stessa rovesciata e costretta a non cedere la sua poetica luminescenza. Certo, davanti alla illuminatissima società (oggi epoca) dello spettacolo, annunciata troppo profeticamente da Guy Debord, la luminescenza lucciolare sparisce di fronte agli effetti dell’acclamazione e dell’ovazione con cui si istallano gli spot delle glorie mediatiche del nuovo governo/regno - molto sopra la testa della sovranità del popolo. Anche se, citando non impropriamente Borges, c’è ancora una distanza tra dicta dura e dicta blanda, solo perché “la democracia es una supersticion muy difundida” (traduzione non necessaria). La luciola italica ha ancora ali per volare ? - ogni tanto, “quanto basta“, in “stile sobrio” con le sue elitre leggere che scoprono e coprono la sua luce: dopo l’ultima luce e prima della prima luce.
Di questo libro consiglio alcune righe da leggere in silenzio come “segmenti luminosi” all’inizio di p. 69, anche per andare in là: “Se allarghiamo la visione all’ orizzonte che imenso eimmobile, siestende al di là di noi, ose, al contrario, concentriamo il nostro sguardo sull’immagine che minuscola e instabile, ci passa accanto, percepiremo cose molto diverse. L’immagine è lucciola delle intermittenze passeggere, l’orizzonte inonda di luce gli stati definitivi, i tempi immutabili del totalitarismo o i tempi finiti del Giudizio. Vedere l’ orizzonte, l’oltre (au-delà), significa non vedere le immagini che giungono a sfiorarci. Le piccole lucciole danno forma e chiarore alla nostra fragile immanenza, i “feroci riflettori” della grande luce divorano ogni forma di chiarore -ogni differenza - nella trascendenza dei fini ultimi. Concedere la nostra attenzione esclusiva all’orizzonte significa non essere in grado di guardare la più comune delle immagini”.
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