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  Galilei a Padova, 1592-1610 - "Li diciotto anni migliori di tutta la mia età"

Mostra. Il Futuro di Galileo. Padova 28 febbraio/14 giugno 2009
Rivoluzionari, solo così possono essere definiti i contributi di Galileo negli anni padovani. Scoprendo la legge di caduta dei gravi (1604) e il moto parabolico dei proiettili (intorno al 1609), Galileo pone infatti le basi della nuova meccanica, raccogliendo al contempo prove fisiche a favore del sistema copernicano. L'applicazione del telescopio all'osservazione celeste lo porta inoltre alla pubblicazione del Sidereus Nuncius (1610), opera fondamentale nella storia dell'astronomia. Galileo contribuisce infine allo sviluppo di alcuni strumenti scientifici quali il compasso di proporzione, che grazie a lui si afferma e diffonde.
Al Bo vengono presentati strumenti seicenteschi e diverse prime edizioni di opere di Galileo, tra cui una copia del Dialogo sui massimi sistemi del Mondo, con annotazioni manoscritte dello scienziato.
Segue ampio servizio per le celebrazionbi galileiane 1609-2009.


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  Caffè Giorgione, dibattiti
"Caffé Giorgione, dibattiti", è una rubrica che dà spazio a dibattiti, opinioni, cronaca su nuove scoperte, mostre, eventi, pubblicazioni attorno a Giorgione e più in generale al Rinascimento. La cronaca registra sempre battute (punti di vista) che possono sembrare in netto contrasto con la promozione dell'evento, ma che sono state comunque espresse. Forse per qualche lettore saranno eccessive ma nessuno può negare che la libertà di pensiero può anche avere delle impostazioni diverse e totalmente contrapposte. Il dibattito fa crescere il lettore.


A CACCIA DI LUCCIOLE CON DIDI-HUBERMAN

La cattura delle lucciole. in Georges Didi-Huberman, Come le lucciole. Una politica delle sopravvivenze, Bollati-Boringhieri, Torino 2010

Alghero, 20 luglio 2010 (di Manlio Brusatin). Breve come si deve il testo di Georges Didi-Huberman, è l’evocazione-interpretazione della Scomparsa delle lucciole (L’articolo delle lucciole, in Corriere della sera, 1° febbraio 1975) di Pier Paolo Pasolini. Ora questo pezzo viene profeticamente innalzato per similitudine alla “scomparsa degli intellettuali”- che se hanno deciso di scomparire sarebbe peggio per loro.
Didi-Huberman non si preoccupa della sparizione degli intellettuali. Anzi, da critico di storia delle immagini ha un fiuto filosofico non comune, e tende una corda vibrante tra Pasolini e Giorgio Agamben, due “estremisti” assolutamente necessari sia come intellettuali che come persone. Quest’ultimo “uno dei filosofi più importanti, più inquietanti del nostro tempo” (p. 42). Vero. E’ la prima volta che lo spirito di finezza francese cerca e trova, oggi, un filosofo che in Italia ha la vera identità del filosofo, e ne fornisce le prove. Giorgio Agamben appunto e non il sindaco-filosofo che terrorizza a destra e a sinistra, come incarnazione della “categoria della (in)decisione” (recensione di Alfonso Berardinelli ad Hamletica, Adelphi, Milano 2009 in, Sole 24Ore, 22 novembre 2009), patrono di quegli intellettuali i quali hanno (sempre) ragione, ma “non hanno le prove “. Ecco questi non sono nemmeno lucciole, avendo voluto essere fari.
Didi-Huberman, avendole ri-viste a villa Medici, non crede alla totale scomparsa delle lucciole. Il loro battito luminoso non è un miraggio ma l’immagine costante di verità&bellezza, seducente in quanto presente se intermittente.
L’orizzonte che attira e acceca con la sua assoluta luminosità si dissolve di fronte ai bucolici “boschetti di fuoco dentro boschetti d’ombra” (Pasolini). E questo è forse il messaggio di autentiche sopravvivenze luminose, benché le patetiche lucciole si dividano morfologicamente in maschi con le ali e femmine senza le ali, e il tutto sia, in una magistrale notte, soltanto un balletto nuziale - ultimo e finale.


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LA TEMPESTA: LE DIVERSE INTERPRETAZIONI

Padova, 2 luglio 2010. Nella raccolta Vendramin questo celebre capolavoro di Giorgione era indicato come "Mercurio e Iside". Ma sull'iconografia della Tempesta del Giorgione sono state fatte molte interpretazioni, a volte discordanti, suggestive e ingegnose, con documenti poco sicuri, frutto forse dell'immaginazione di chi scriveva.
Ferriguto, colui che si è sbagliato nell'aver intravisto nella Pala i luoghi di battaglia del Costanzo (dalle parti di Valeggio sul Mincio) sostiene che si tratti di un'allegoria della natura.
Richter invece sostiene più arditamente che l'opera si rifersica all'infanzia di Paride.
In base all'ipotesi, condivisa da diversi studiosi, di un'origine illegittima di Giorgione (comunque non attestata da documenti), il Morassi e altri sostengono che nel quadro l'artista abbia voluto riferirsi alla sua vicenda personale.
L'interpretazione del prof. Stefanini propende per una derivazione da Polifilo di Francesco Colonna.


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Roderick Conway Morris: il ritratto del Cardinale di Jacopo è "extraordinarily powerful study and a technical tour de force"

Bassan del Grappa, 24 giugno 2009. “... una grande festa di compleanno, alla quale partecipano i suoi dipinti disseminati tra Londra, Parigi, Budapest, Berlino, Houston, Havana...obras magistrales che contribuiscono a migliorare la conoscenza dell’arte di Dal Ponte” :
chiosa così la giornalista spagnola Carmen del Vando sulla rivista internazionale Art Notes (diffusa in Spagna, Portogallo, Brasile, Cile , Messico, Miami e New York), sottolineando la valenza scientifica che, in particolare, ha connotato il
 primo evento espositivo del triennio di celebrazioni per i 500 anni dalla nascita di Jacopo Bassano, promosso dalla sua città natale.


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Raggiunti durante il fine settimana scorso 100.000 visitatori per il CIMA

Conegliano, 14 giugno 2010. Successo record per la mostra più importante mai dedicata al Maestro di Conegliano. Ultima settimana per visitare la mostra dedicata a Cima da Conegliano, ospitata fino a domenica 20 giugno, a Palazzo Sarcinelli di Conegliano.


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Alla scoperta della via Annia

Padova, 14 giugno 2010.  Giornata di studio dedicata alla via Annia giovedì 17 giugno a partire dalle ore 9.30 nella sala del Romanino dei Musei Civici agli Eremitani. Il progetto di recupero e valorizzazione dell'antica strada romana che collegava Aquileia a un capolinea meridionale per lo più individuato in Adria, volge ormai al termine. Avviato nel 2005 su proposta e con il contributo di Comune di Padova e Regione del Veneto, il progetto è stato realizzato in collaborazione con enti locali, università e soprintendenze grazie a un finanziamento di un milione e 800 mila euro di Arcus, società del ministero per i beni e le attività culturali.


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